
Msn: sybilvane.79@hotmail.it
utente anonimo in Stremati, l'uno nell...
Galdo in Assapora il piacere ...
Alla ricerca del tempo perduto...
Anais Nin
Black milk
Ciripi
Corvo Torvo
Cronache notturne
Deliri indotti e non
Galdo
Good night Moon
Jade
Julianx
L'amore è un cane che viene dall'inferno
Margot
Monna Lisa Overdrive
oggi
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
marzo 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
giugno 2008
aprile 2008
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
agosto 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2004
maggio 2004
aprile 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
sbirciato *loading* volte

Stremati, l'uno nell'altro. Cerchiamo di rimanere stretti più a lungo possibile, nell'illusione, nella vana speranza, di riuscire ad ingannare il tempo e restare incastrati, avvinghiati, fino all'oblio. Il battito del tuo cuore, tamburo sordo della tua smania di vivere, il tuo respiro pesante che si fa sincrono col mio boccheggiare, alla ricerca di un sorso d'aria fresca, riemergendo dal mare di noi fino alla banalità della vita quotidiana.
Troppo bello per essere vero, vivo cercando l'insonnia, nella paura che al mio risveglio domani, all'alba, questa bolla di sapone non mi lasci che una vaga sensazione di amaro sulle labbra e il ricordo dell'arcobaleno, per un attimo, unico eterno istante, ammirato.
Assapora il piacere di perdersi in una favola da sogno...
sperando che non ci sia alcuna alba pronta a ridarle il suo oscuro e vuoto presente.
Eppur batte ancora, ricordandomi che esisto, che sono sempre viva, che respiro.
E per quanto la cosa mi terrorizzi, ogni tanto, quando mi sei vicino, riesco a guardarti fissa nel baratro dei tuoi occhi, a perdermi nelle fossette del tuo sorriso, nella bella piega delle tue labbra.
Continuo a resistere, barricata nelle mie certezze e nella mia finta sicurezza, sola su questa torre di cristallo in cui mi sono chiusa e incatenata, di modo che nessuno al mondo possa cercarmi. Ma so che non sarà ancora per molto, so che a lungo andare aprirò i lucchetti, spaccherò ogni anello delle catene che mi legano, divellerò i chiavistelli che sbarrano il portone e ti lascerò entrare.
Tutto nella vita accade sempre per un motivo, anche questo mio periodo bambino. E il problema, se di problema si tratta, non è tanto la mia malcelata e autocompiaciuta immaturità, ma la mia perenne continua ricerca di un'anima affine. E non è un caso se le mie affinità elettive siano ormai più forti con i piccoli uomini già grandi che non con i miei coetanei. Non è già mia quella mancanza di vitalità, quella depressione, quella onnipresente insoddisfazione repressa. Sebbene anche i miei sogni vivino chiusi nel buio di un cassetto, non ho ancora perso la speranza nel futuro, nel cambiamento, nel miglioramento di quasiasi condizione. In special modo è ancora mio quell'entusiasmo, quel modo passionale, istintivo, utopico sognatore e libero di avvicinarmi alle cose. Se ogni attimo è un dono da cogliere, la ricerca della perfezione di ogni istante richiede costantemente un approcciarsi emotivo profondo alla singola situazione. Quello sguardo malizioso, quel sorriso vivo e brillante, quella certezza e quella fiducia profonda di sé che così platealmente e senza alcun senso di colpa lanci al mondo intero è la calamita che attira ogni mio pensiero. Come posso uscire da questo vortice? Per quanto io mi sforzi è a te che vola ogni mio pensiero. E non trovo modo per comunicarti ciò che vorrei gridare nel più assoluto silenzio, di modo che nessuno al mondo, nessuno di quel piccolo mondo in un borgo antico, possa sapere più di ciò che è stato fin troppo lampante alle prime luci dell'alba di un caldo giorno d'agosto.
Non sei il mio destino, non bramo e non cerco amore ormai più da nessuno, figuriamoci da te che di amore ne hai troppo per poterlo concentrare su una sola persona...
Eppure, sentimi bene, senza paura, ascoltami attentamente e senza pregiudizi mentre ti confesso che ti amo. Ma ti ripeto, non temere dei miei sentimenti perché non ti feriranno e non darne un senso profondo poiché sono vacui, vani e momentanei, come il frutto di un delirare alcoolico, eppure sono portati da una folata di vento che sa di limoni. Perché, vedi, io ti amo nel pieno di un attacco di sindrome di Stendhal, inebriata del tuo essere vitale come una visitatrice aliena potrebbe amare il calore del sole, il profumo dei fiori, il pianto di un bimbo.
Amo quella forza e quel coraggio che dimostri in ogni tuo pensiero e azione, e amo i momenti in cui ti vedo travolto da quegli attimi di puro terrore timido e infantile. Amo quel tuo corpo magro, così piccolo e fragile. Amo quel tuo essere grande e risoluto, narciso e egocentrico; e ancora di più la tua ammissione spudorata di tutto questo, il tuo sventolare pubblicamente pregi e difetti, perversioni e ingenuità, la tua faccia solare e quella oscura.
Amo quello che sei in ogni attimo, e quando sono vicino a te adoro gustarmi ogni tuo piccolo movimento, godendomi il film che giri su te stesso, e la bella ombra che proietti intorno. E sono felice di aver potuto partecipare ad una scena, sebbene in un ciak unico e presumibilmente irripetibile, ma degno di essere rivisto e rivissuto nei miei sogni ad occhi aperti...
Ricordati di me e della mia pelle...
di questa notte appena passata, del caldo e del sudore che incollava i nostri corpi, al ritmo dei nostri desideri...
Ricordati di me e dei miei sussurri
delle parole che ho detto e di quelle che ho taciuto per vergogna e timidezza, ma che potevi ben leggere nei miei occhi....
Ricordati di me come il sogno di una notte di mezza estate quando finalmente ho potuto perdermi per sentirmi viva... ancora e ancora... a piccoli mozzichi e bocconi, di sorsate sempre più avide frutto di apnee sempre più profonde in tutto quello che è stato, era e sarà nel ricordo e nella promessa di mille e una notte di calore, e sudore, e gemiti inebriati dal tuo odore, dal tuo sapore... semplicemente da te.
Mi sono sempre chiesta come mi vedano gli altri. Mi ricordo che conoscevo un tizio, una persona decisamente strana, ma con un grande talento. Lui mi chiamava "Occhioni". Non so perché ma secondo lui avevo degli occhi grandissimi, immensi. La cosa ovviamente non è vera, era una sua pura visione distorta di me. Beh, questo tizio amava fotografare e un giorno, per scherzo e per prova, mi misi in posa per lui. Le foto non vennero bene ma incredibilmente avevo in tutte degli occhi enormi, irriconoscibili.
Se manca il fiato, se il petto si chiude, lo stomaco si contorce e il mondo vacilla su un perno smussato, cosa resta di questo tempo passato con te?
Se non riesco a guardarti più negli occhi per vedervi la mia nuova immensa ennesima triste sconfitta come posso pensare di vedere ancora bene?
Troppi errori ho commesso, in troppe illusioni ho creduto per poter dare un finale, uno qualsiasi a questi miei pensieri.
Sei la mia dolce tremenda tortura
Sono piena di dubbi Non so cosa sarà domani di me. Non so quanto tempo resterai nella mia vita né quanto senso le darai.
Vivo, come al solito, di attimi e di emozioni eterne.
So che la tua immagine, per quanto a tratti confusa tra sorrisi e sguardi e braccia di uomini sensuali e sconosciuti, domina perpetuamente nel riflesso dei miei occhi.
Tutto questo potrebbe non essere altro che un gioco di ombre su una bolla di sapone. Ma ciò non toglie che la sua malìa mi avvolge come un petalo. E non ho alcuna intenzione di sottrarmene.
La vedrò, la vivrò, fino in fondo.
E già da ora grazie per lo spettacolo...

Dove sarai anima mia?
Angelo sperduto su questa triste terra infame ti penso, ti sogno, ti bramo. Ad ogni battito del mio cuore, ad ogni respiro, la mia mente corre a te, a quei pochi momenti che ho avuto il piacere di condivedere tra le tue braccia e a come sei riuscita a rendere anche il peggior inferno un momento piacevole. Mi hai presa fino in fondo all'anima. Sono stata già vinta e disarmata da quel tuo largo sorriso dolce, da quegli occhi di ghiaccio, dalla tua voce cristallina e pura. E ora che giaccio ai tuoi piedi non ho che il dubbio di un tuo rifiuto a tormentarmi.
Vorrei essere così grande e forte da sollevare il peso di ogni tuo problema e stritolarlo tra le mie mani sgretolandolo in milioni di inutili banali pensieri. Vorrei che tutto nella tua vita fosse perfetto e pulito come il tuo viso angelico.
Ma anche questo non è che un sogno.
Tu non ci crederai ma voglio vederti ancora una volta. Voglio rivedere la tua faccia, averti tra le mie braccia. Spero che tu venga a cercarmi nei posti che frequento e che conosci anche tu... Voglio che tu faccia questo grave errore per potermi arrogare il diritto di prendermi ciò che mi spetta. Voglio poterti spaccare quelle tue braccia, voglio vedere il sangue grondare dal tuo viso. Voglio vederti poi zoppicare per due settimane. Questo non è un privilegio che spetta solo a me: te lo voglio rendere con tutto il mio cuore...

Era da tanto che non scrivevo in questo mio piccolo mondo perché era da tanto che qualcosa non sconvolgeva il mio mondo. Non c'è stato nulla in questi vuoti mesi che abbia inciso la mia coscienza o che fosse degno di essere impresso in questo spazio, fino alla fine del tempo. Ieri, finalmente, una dea ha spirato nel mio cuore, cantando con una arcana oscura potenza. E ora temo che la voce sia debole e incapace di esprimere le emozioni che ho provato, e che le parole non possano ricreare la bellezza della sua immagine.
Sono stati i suoi occhi la causa del mio smarrimento. So che il suo sguardo e il suo dolce sorriso non erano altro che abili artifizi della sua danza di seduzione, ma quella donna mi stava comprendendo nel suo gioco erotico, e a mano a mano che questa consapevolezza aumentava vedevo come il mio turbamento la rendesse ancora più potente nella sua evocazione sessuale. Il suo corpo, fin troppo formoso secondo i canoni moderni della bellezza, era agile, sinuoso e ammaliante. Si muoveva come un serpente famelico e pericoloso, conscio del suo mortale veleno. Non potevo distogliere lo sguardo, non potevo cercare una fuga, non potevo non cedere al richiamo, non potevo non perdermi in lei... nella piega del suo collo, nelle curve dei sui fianchi che si aprivano morbide e aggraziate a partire dalla sua vita piena e accogliente. La larga gonna la copriva quasi interamente, scoprendo a tratti solo le sue piccole caviglie e lasciando vedere i piedi nudi che calcavano i soffici tappeti con una grazia non terrena. I miei occhi troppo limpidi vagavano sulla sua figura senza esserne mai sazi, cercando altresì di sfuggire il suo sguardo saggio e onniveggente. Le mie mani si allungavano a sistemarmi la gonna, cercando una copertura, imitando sicurezza, sperando di risultare vaghe e rilassate. Ma nulla poteva celare il mio stato interiore; nulla poteva domare il fuoco che mi nasceva dentro.
Solo la certezza che la sua non era che la riuscita prova della maestria acquisita nell'arte della seduzione ha permesso al mio cuore di ricominciare a battere secondo il ritmo usuale e alle mie mani di rimanere ferme sul mio grembo, senza cercare di cogliere la rosa ricamata al centro dei suoi seni, o di perdersi in quei morbidi ricci che le incastonavano il viso.
Solo il ricordo di lei dà ora il tempo al mio cuore...
Come riesci a entrare nella mia pelle?
Come puoi rendermi schiava ad un tuo solo cenno?
Vieni, vai, ogni tanto mi lasci un segnale vago, vacuo, inutile; e io non posso far altro che cercare una via che mi riporti a te... in una rincorsa infinita dove arriverò sempre perdente.
E io che desidero solo perdermi di nuovo in una notte senza tempo in cui ti tengo intrappolato tra le mie lenzuola...
La sento viva e reale e corposa e tremenda questa tua assenza.
E passa il tempo solo con lo scopo di ribadire quanti attimi siano già trascorsi senza nessun segno di te. Le stesse lancette che prima sancivano la brevità delle notti insieme o l'immensità della lunghezza dell'attesa di un tuo ritorno ora cadono come una lama in una ghigliottina solo per ricordarmi quanto è vuoto un secondo, se non sei tu a riempirlo...
Dedico un sorriso a chi oggi ha versato una lacrima per me...
E se il bianco fosse nero? So quanto sia facile ingannare una persona come me, so quanti l'abbiano già potuto fare nel tempo. Non è difficile sbirciare nel mio cuore e nei miei sogni e poi ripresentarmeli come fossero reali; creare un piccolo palco e recitare le mie fantasie per me...
E se tutto fosse di nuovo solo finzione?
Se non ci fosse un briciolo di verità nelle parole troppo ben costruite?
Se quegli occhi fossero così lindi e puliti davanti a quelli di tutte le altre stupide donne come me?
...
Sarebbe tutto più facile che credere che questo sia vero, che tu sia vero...